L'arresto cardiaco in Italia

L’arresto cardiocircolatorio colpisce ogni anno in Italia circa 60.000 persone, di cui molte potrebbero essere salvate se si intervenisse precocemente con alcune semplici manovre di BLS (Basic Life Support) e soprattutto con l’uso precoce del DAE (Defibrillatore Semiautomatico). La causa più frequente di arresto cardiaco è infatti la fibrillazione ventricolare, un grave disturbo del ritmo cardiaco. In questi casi, solo la defibrillazione elettrica cardiaca può salvare la vita, se eseguita entro pochi minuti. La rianimazione cardiopolmonare (massaggio cardiaco e respirazione) permette di guadagnare tempo nell’attesa dell’arrivo del defibrillatore, ma l’unica terapia determinante è la defibrillazione cardiaca. Ogni minuto di ritardo della defibrillazione riduce del 10% la sopravvivenza.

Dopo 5 minuti inizia il danno cerebrale. Dopo 10 minuti i danni sono irreversibili. Difficilmente il soccorso avanzato riesce ad arrivare in questo arco temporale breve. Su 3500 casi che avvengono a Roma, meno di 100 sopravvivono; il tasso di sopravvivenza nazionale è inferiore al 3%. Molte delle vittime dunque muoiono prima di raggiungere l’ospedale o di essere soccorse da una equipe sanitaria territoriale dotata di defibrillatore. In più della metà degli arresti, le vittime non sapevano di essere affette da malattie cardiovascolari.